Polenta integrale e intingolo di carne

novembre 22, 2010 § 11 commenti

Cose che ho imparato in 10 anni di vita milanese: la polenta, questa sconosciuta, è buonissima, che esistono dei trucchi per cucinarla e che quello che chiamavo solitamente ragù ristretto qui è chiamato intingolo.
Ora quel che conta è spiegarvi come cucino la polenta, so che vi sembrò blasfema, so che la tradizione vuole il paiolo e la mescola, ma io uso un sistema meno faticoso, più adatto alle nostre cucine e ai nostri tempi tiranni.
Un volta mia suocera mi disse, dopo che mangiammo un polenta deliziosa cucinata da lei, “sai come l’ho fatta? Un cucchiaio d’olio, copro le lascio cuocere per 40/50 minuti”. Resto basita quasi incredula, grumi non ne aveva, il sapore era buono come quello delle migliori polente, mi dico che prima o poi ci proverò. Poi arriva la vigilia di Natale, devo preparare troppe cose, nel mio menù c’erano dei cerchietti di polenta bianca dorata in padella con tonno affumicato.
Non potevo permettermi di star lì per 50 minuti a girare la polenta, dovevo fare troppe cose, e così mi dico “O la va o la spacca” metto un cucchiaio d’olio, copro e aspetto. Il miracolo avviene!! 🙂
Dall’ora faccio sempre così, mi regolo con l’acqua a seconda della farina e dalla densità che desidero per la polenta.

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Pasta e Patate

novembre 12, 2010 § 7 commenti

Sono in una fase di rivisitazioni. Riuscire a cucinare dei piatti figli della tradizione, non è sempre cosa complessa, non è che stiamo parlando del sartù di riso, per intenderci. Parliamo di pasta e patate, pasta e fagioli, piatti che rivisitandoli diamo quel tocco, quel “non so che“, che riesce a renderli unici, personalissime versioni.


Ci avete creduto? Voi leggendo queste “fregnacce” avete realmente immaginato che io sia una fase rivisitazione, come un quasi chef? Ihihiihi la mia verve creativa è data esclusivamente da quello che mi offre questa “stitica” città e il mio frigo, pieno ormai di cartoni di panna, mascarpone, uova e verdure strambe (strambe anche perchè a breve acquisteranno anche il dono della parola, visto che hanno già sviluppato pollici opponibili!!) ma privo di quelle cose, come della banalissima pancetta o degli affettati in genere.
Dunque ieri decido di fare pasta e patate, sopratutto:

  • per liberarmi di quel fondo di pasta mista che giace in dispensa da troppo,
  • per le patate, che mi hanno lasciato un post-it sul frigo, ricordandomi così la loro presenza,
  • per una mezza scatolette di speck a cubetti che secondo me avrò comprato a settembre,
  • infine, per lei, la scorza del grana! È lì da metà settembre, e almeno una volta alla settimana dovevo discutere con Duccio sul fatto che fosse davvero un alimento ancora utile per una famigerata pasta e patate. Era un po’ che non se ne discuteva, forse se ne era semplicemente dimenticato, o forse sperava che come le patate, anche la scorza del grana avesse sviluppato degli arti, magari delle gambette che le avessero permesso la fuga!

Quindi la mia quasi tradizionale pasta e patate c’era, tranne per la provola. Secondo voi la trovo a Milano alle 19.30? Mi accontento della scamorza affumicata. D’altronde è del tutto inutile esigere qualcosa che non è di questa terra (ma diamine trovo gli spaghetti giapponesi, i rotoli di alghe e non trovo della provola!!!)
E quindi tutta per voi la mia quasi tradizionale “Pasta e Patate”! E ricambiate i saluti della scorzetta e delle patate! ^.^

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